TESTIMONIANZE: LA STORIA DI M.A.

M.A. è nato nel 1980 in Ghana, nella regione ovest di Brong Ahafo al confine con Costa d’Avorio; Lunazzurra Toscana lo ha accolto e gli sta fornendo assistenza legale (al momento la sua domanda è in ricorso dopo diniego in commissione per difficoltà nel reperimento di prove documentali). M. sta lavorando come volontario.
A 5 anni suo padre lo voleva mandare alla scuola coranica ma M.A. si è rifiutato, non ha frequentato la scuola e dai 10 anni ha lavorato in agricoltura, coltivando grandi tuberi e platano.
In quel periodo i suoi due fratelli più grandi hanno iniziato a frequentare la chiesa decidendo in autonomia di diventare cristiani protestanti, e M.A. trovando il loro esempio e il loro modo di vivere positivo ha seguito la loro strada decidendo di diventarlo anche lui. Nel villaggio solo il 10% della popolazione è cristiano, convivere con altri 12 fratelli musulmani e con il padre – che aveva ruolo di secondo dopo l’imam nel villaggio – era difficile: lui li picchiava e minacciava di ucciderli. Lavoravano la terra e avevamo una serie di affari con la Costa d’Avorio, ma quando tornavano a casa i problemi ricominciavano. La terra era di proprietà del padre, che ripetutamente gli impediva di andare a coltivare, arrivando con gli altri fratelli musulmani a distruggerli il raccolto per impedirgli di andarlo a vendere.
Questa situazione di tensione è durata 15 anni. Nel 2005 i due fratelli più grandi hanno deciso di lasciare il Ghana e oggi nessuno sa dove sono, M.A. non li ha più sentiti e dice che uno di loro stato anche ucciso dal padre, anche se non se ne hanno prove.

Durante questo periodo, M.A. si è sposato, quando aveva circa 20 anni, e ha avuto 4 figli. Nel primo anno ha vissuto con la moglie nella fattoria, ma il padre gli ha permesso di stare con quella moglie solo un anno, perché voleva farlo sposare con una musulmana. La vita lì era impossibile, così M.A. si è spostato ed ha vissuto in differenti zone del Ghana, Accra, Kumasi, e anche in Nigeria facendo l’imbianchino, lavoro che gli hanno insegnato i suoi amici cristiani e che aveva iniziato a fare nel 1998 perché era l’unico modo alternativo per guadagnare qualcosa durante le interferenze paterne sui campi.

In diverse occasioni è stato picchiato, anche con un bastone, sulla pancia, sulle spalle e il bacino, riportando anche danni alle ossa, ad esempio lo spostamento di una scapola.

Ci mise un intero anno, tra lavori non pagati e vivendo per strada, a racimolare quel tanto che bastava per intraprendere il viaggio l’Italia. Altri suoi amici lo avevano già fatto e sapeva a chi chiedere. Gli scafisti fecero radunare, una notte lontano da occhi indiscreti, tutti coloro che avevano pagato vicino a un container vicino a una piccola cittadine di cui non ricorda il nome. Da lì partivano camioncini di ogni tipo in cui venivano stipate quante più persone possibili. Vennero tutte portare al mare, su una spiaggia in cui altri scafisti, minacciandoli con fucili, li fecero tutti su un barcone, tanto vecchio quanto instabile. Erano 140 con lui.
Ora M.A. è uno dei ragazzi più capaci e volenterosi del CAS di Empoli. Da poco si è preso la responsabilità delle pulizie in tutta la casa, segue regolarmente le lezioni di italiano interne al centro e da settembre frequenterà quelle del CPIA di Empoli. Ha iniziato anche un percorso di lavoro volontario e formazione lavorativa all’interno dell’associazione canottieri di Roffia, dove con enorme successo cura il verde del comprensorio del lago. Si merita soltanto il meglio, e noi faremo di tutto perché lo possa avere.